Land Unter / Terre sommerse

Al Museo Mercantile di Bolzano una mostra racconta le piene e le esondazioni dell'Adige nella storia della fotografia regionale

Mostra , Mostra fotografica
Giorgio Salomon, Alluvione a Nave San Rocco, 1966 [ Archivio fotografico storico provinciale, Trento]

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LAND UNTER | TERRE SOMMERSE
Die Überschwemmungen der Etsch in Südtirol und dem Trentino in Fotografien
Piene e inondazioni dell’Adige nella fotografia regionale

A sessant’anni dalla devastante alluvione del 1966, la mostra ripercorre la storia fotografica dell’Adige, documentando l’impatto delle piene, le opere di sistemazione idraulica e la forza della ricostruzione dal secondo Ottocento ai nostri giorni. Scatti d’autore, reportage, immagini tecniche e sguardi amatoriali dialogano con documenti d’archivio, pagine di giornali e filmati storici, per un racconto corale che restituisce la memoria visiva del complesso rapporto tra fiume e comunità in un territorio in continua trasformazione.

La dimensione regionale del progetto si intreccia con un organico approccio multidisciplinare, frutto della partnership scientifica tra l'Ufficio Film e media, l'Archivio provinciale e l'Agenzia per la Protezione civile della Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige, l'Archivio fotografico storico provinciale del Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, la Fondazione Museo storico del Trentino e il Trento Film Festival, in collaborazione con Handelskammer Bozen / Camera di Commercio di Bolzano, Merkantilmuseum Bozen / Museo Mercantile Bolzano.

La selezione delle fotografie nasce dalla sinergia tra diversi archivi e riflette i caratteri peculiari dei rispettivi fondi fotografici. Alla pluralità di scatti tecnici, professionali e amatoriali individuati nelle collezioni sudtirolesi si affiancano gli sguardi di noti fotografi trentini attivi sul territorio e nel capoluogo, in più occasioni investito direttamente dalla furia delle acque. 

Il percorso prende avvio nel segno della duplice percezione del fiume, da sempre risorsa essenziale ma anche costante minaccia per le comunità locali. Sono così rievocati i grandi lavori di sistemazione idraulica e rettifica attuati nel corso dell’Ottocento per consentire la bonifica delle aree paludose e ridurre il rischio delle esondazioni, che tuttavia non può mai essere completamente azzerato. Piene e alluvioni continuarono quindi a segnare, drammaticamente, la storia regionale.

La fotografia colse tempestivamente questi processi, catturando le trasformazioni del territorio e la forza distruttrice delle acque, a partire dalle celebri immagini riprese dal decano dei fotografi trentini, Giovanni Battista Unterveger, in occasione dell’alluvione del 1882.

Nei decenni successivi, ai professionisti si unirono sempre più spesso fotografi amatoriali, analogamente richiamati dall’eccezionalità degli eventi. Tra le aree più colpite figurano le linee ferroviarie Merano-Bolzano e Bolzano-Trento; l’obiettivo, che ferma i danni, si concentra anche sulle operazioni di soccorso e sulle opere di difesa idraulica. Parallelamente, l’evoluzione della tecnologia e del linguaggio fotografico consente approcci sempre più dinamici, che catturano l’impeto della massa d’acqua in movimento.

Un momento di svolta è rappresentato dall’alluvione del 1966, quando l’Adige rompe gli argini e sommerge la città di Trento, dove l’acqua sfiora in più punti i due metri di altezza. Sulla stampa locale, l’immagine conquista allora un inedito protagonismo, assumendo valore di prova, testimonianza e mediazione simbolica del trauma. Si definisce una vera grammatica visiva della catastrofe: strade trasformate in corsi d’acqua, automobili sommerse e binari divelti si alternano ai volti degli alluvionati e all'azione dei soccorritori. La presenza sul campo di fotoreporter come Giorgio Salomon, Giorgio Scorza e Flavio Faganello dà forma al racconto delle distruzioni, della solidarietà e della ricostruzione.

Prosegue anche l’attività dei fotoamatori, in una stagione che si segnala per il ricorso sempre più frequente al colore. La documentazione si arricchisce inoltre di nuove prospettive rese possibili dalle riprese aeree e di immagini che testimoniano gli interventi di protezione idraulica lungo l’Adige, documentandone le caratteristiche tecniche.

Superata l’emergenza, inizia il tempo della riflessione. La mostra arriva al presente: dal 2000, col trasferimento delle competenze sul fiume alle Province autonome di Bolzano-Alto Adige e di Trento, si inaugura una nuova fase di gestione del rischio idraulico fondata sul monitoraggio costante, sulla manutenzione programmata, sull‘aggiornamento delle conoscenze e su una pianificazione di lungo periodo.

In questi sviluppi hanno un ruolo anche le immagini, che alimentano la memoria collettiva continuando a vivere in archivi e pubblicazioni. La rappresentazione delle piene convive con progetti di ricognizione sistematica in cui l'Adige diventa la chiave per leggere cambiamenti epocali e interrogare criticamente gli effetti dell’urbanizzazione, delle infrastrutture e dei mutamenti ambientali.

Nella loro varietà, le fotografie esposte raccontano molto più della storia di un fiume. Restituiscono il continuo intreccio tra natura e intervento umano, tra memoria delle catastrofi e costruzione del paesaggio contemporaneo, ricordandoci che l’Adige è insieme infrastruttura, ambiente e patrimonio condiviso dell'intera regione.

Costi

Ingresso libero


organizzazione: Fondazione museo storico del Trentino , Servizio tecnico soprintendenza per i beni culturali , Ufficio per i beni storico-artistici